I love making out



Falling awake

Che quanto è grande questa cosa l’ho capito davvero solo stanotte. Con la tachicardia per il terrore di aver detto qualcosa di irreparabile, con la rabbia di non poter fare nulla e il dolore di sapere di avere ferito la persona che più amo al mondo. La cosa che più mi ha sconvolto è che nemmeno io pensavo di provare così tanto. La portata di questo sentimento mi sconvolge, che io non mi sono mai sentita così disperata per nessuno. E disperata mi ci sono sentita, sono una virtuosa della disperazione, io.

Questa sensazione di occhi spalancati nel buio, l’insonnia feroce che ti fa stare sveglia e la mente che corre, e quando puntualmente arriva al PENSIERO PIU’ BRUTTO, il cuore che romba nelle orecchie e va talmente veloce che me lo sento fino in gola e quasi non respiro. Contemporaneamente, con un movimento meccanico, le palpebre sbattono e le lacrime cadono. L’unico rumore nella stanza è quel battito accelerato, accelerato al punto da far male.

Una menzione va, tra i mille pensieri strazianti, o vagamente speranzosi, a quelli buffi e razionali. Del tipo “Non berrò più caffè” “forse devo vedere un cardiologo” “ragazza infarta nel letto e nessuno se ne accorge. Trovata avvinghiata a un panda dell’ikea umidiccio” (Paco Lanciano Camino Rabanne, giusto per precisare). A volte mi chiedo se tutto ciò è frutto dell’ironia che mi caratterizza, che in momenti di acidume vira pericolosamente in cinismo, o se succede a tutti ed è un meccanismo di autodifesa del cervello, farti fare questi pensieri razionali e allo stesso tempo assolutamente surreali, quando la situazione è da piangere e a te scappa da ridere, per evitare che il dolore ti faccia tracollare su te stesso.

“Nessuno è solo finchè di notte, anche lontano ha chi non dorme per pensare a lui”

Lui non è solo per niente.


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