addio alle armi
l’ho fatto.
Sono migrata.
addio mr wordpress, tra noi non poteva durare.
http://topilla.splinder.com
Della nobil arte del template e cazzate sui generis
Che diobonino… a me i template di wordpress mi fanno cahare. TUTTI. Mi spiace, Mr WordPress, lei che è così generoso da commentare il primo post che uno fa sul blog (e meno male…che splinder funziona male, ma si ha ben altra visibilità) (e in tutto ciò ringrazio la Elena che ogni tanto viene a farmi compagnia), lo so che le sembrerò una che sputa nel piatto in cui mangia…ma i suoi template sono proprio brutti. E poi c’è mica la possibilità di metterne uno che non sia tra quelli che lei, così “magnanimamente” ci propone? Ancora non ci sono saltata fuori.
E ora parlo alle due anime che vengono qui… rassegnamoci tutti insieme: siete davanti alla sindrome da “devo uscire e non ho niente da mettermi”, che comporta una ragazza frustrata, uno specchio e un armadio APPARENTEMENTE pieno, ma del tutto inutile. Ovviamente lo specchio, che rimanda sempre un’immagine che nel migliore dei casi è agghiacciante, e l’armadio che vomita solo cose che vengono agitate con rabbia e lanciate sul letto, che diosolosa perchè comprai questa magliettachemisembrounacampanadelvetroconlebraccia, non fanno che aumentare la frustrazione ad libitum… E poi magari si ravàna tra quello che si è buttato sul letto, che magari, forse… e poi no, che cazzo, lo rigetti sul materasso con ancora più rabbia… che se non mi stava bene prima, che cosa sarà cambiato nell’ultimo quarto d’ora?!?! EH!?!?
Con questi template di wordpress va più o meno uguale. Li ho provati tutti. Tutti tutti. Pure quelli natalizi. Ho cambiato header (l’unica cosa che Mr WordPress mi pare mi abbia concesso), ho messo i widget, li ho tolti. Alcuni li ho tenuti giorni, altri minuti…e mi fanno cahare. TUTTI. Quindi continuerò imperterrita e imbizzarrita fino a quando non avrò capito come mettere qualcosa di più personale, o morirò nell’impresa. Voi non fateci caso. Ormai questa cosa del template mi ossessiona quanto i capelli. E chi mi conosce bene può ora avere davvero un termine di paragone, e iniziare a tremare.
Nel frattempo medito sul regalo per Charming Prince, che ci siamo accordati di posticipare il Natale a quando avrò ricevuto il primo stipendio. Ho anche recuperato un piccolo pino con pallette permanenti da piazzare sul tavolo quando ci scambieremo i regali, per ricreare l’atmosfera. La cosa più kitsch che io abbia mai visto. No, in effetti forse no. E gli va bene, al Charming, che non ho preso quello che canta, che costava troppo. (Sono fermamente convinta che ogni tanto l’amore vada messo alla prova. Sono tutti capaci a essere innamorati davanti a un bel pino vero, quando è natale davvero, con le pallotte e le luci regolamentari. Se ci riesci davanti al coso che ho trovato io, si può firmare per il mutuo.) Ho anche scaricato un paio di canzoni natalizie, tipo quella della cara e tettonissima Mariah Carey, “All I Want For Christmas Is You”, da far partire al mommmmento ggggiusto. Che a Natale il Charming era poi a casa sua, a millemila chilometri, ma il Natale farlocco lo passerà con me.
Avevo in progetto di fare un bel post con i propositi di inizio anno. Se va come mio solito, lo vedrete per Pasqua. Nel frattempo continuo a essere vittima di discriminazioni materne altrui, ma ho deciso di sciaquarmene bellamente le balle, e concedetemi il francesismo.
Concludo il tutto con una preghiera al Dio dei Blogs,
TI PREGO!!!!!
Intercedi presso Mr WordPress, o infondimi la conoscenza per migliorare tutto questo!
No dai, intercedi e fai che magicamente appaia nella lista un template super figo… Che io ho pure imparato ad uploadere roba via ftp, e mica mi è servito a nulla… grrrrrrrrrrrrrrrr
Sostegno
Ho trovato la pasta FIMO. Euforica, ho fatto un giro di prova. Ho lasciato le cosucce che ho fatto in forno a raffreddare, come da istruzioni. Al mio ritorno a casa ho trovato un biglietto DENTRO il forno:
“Non consumare luce per queste cose”.
Penso di essere arrivata al capolinea, davvero.
Dell’essere giudicati
“Non giudicate, per non essere giudicati;perchè col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati.”
Questo l’ha detto un signore, un certo Gesù.Indipendentemente dalle proprie credenze era un certo tipo di uomo.
“Quaggiù il successo è il solo metro di giudizio di ciò che è buono o cattivo.”
Quest’altro invece lo ha detto un altro signore, un certo Adolf Hitler.Indipendentemente dalle proprie credenze, era un altro tipo di uomo.
Io sinceramente sono stanca delle persone che mi giudicano senza nemmeno conoscermi.
E scoprire che la madre del mio ragazzo ritiene che non vada bene per lui perchè io sono troppo bassa, (e, ripeto, non mi ha mai vista) e perchè i miei sono due operai, mi ha demolita.
Lei vuole che il figlio diventi un manager di successo pieno di soldi.
A questo punto mi sorgono due domande:
-ma i soldi dovrebbe farseli alle spalle della famiglia della sua eventuale ragazza, e non per meriti suoi? (contando che di sicuro non vengono dalla sua famiglia, che lei è casalinga e suo marito pensionato)
-ma se io sono solo ed esclusivamente una figlia di operai, allora, per quanto manager di successo, suo figlio non resterebbe solo e sempre il figlio di una casalinga?
Di tutto questo schifo ne ho pieni i coglioni.
Falling awake
Che quanto è grande questa cosa l’ho capito davvero solo stanotte. Con la tachicardia per il terrore di aver detto qualcosa di irreparabile, con la rabbia di non poter fare nulla e il dolore di sapere di avere ferito la persona che più amo al mondo. La cosa che più mi ha sconvolto è che nemmeno io pensavo di provare così tanto. La portata di questo sentimento mi sconvolge, che io non mi sono mai sentita così disperata per nessuno. E disperata mi ci sono sentita, sono una virtuosa della disperazione, io.
Questa sensazione di occhi spalancati nel buio, l’insonnia feroce che ti fa stare sveglia e la mente che corre, e quando puntualmente arriva al PENSIERO PIU’ BRUTTO, il cuore che romba nelle orecchie e va talmente veloce che me lo sento fino in gola e quasi non respiro. Contemporaneamente, con un movimento meccanico, le palpebre sbattono e le lacrime cadono. L’unico rumore nella stanza è quel battito accelerato, accelerato al punto da far male.
Una menzione va, tra i mille pensieri strazianti, o vagamente speranzosi, a quelli buffi e razionali. Del tipo “Non berrò più caffè” “forse devo vedere un cardiologo” “ragazza infarta nel letto e nessuno se ne accorge. Trovata avvinghiata a un panda dell’ikea umidiccio” (Paco Lanciano Camino Rabanne, giusto per precisare). A volte mi chiedo se tutto ciò è frutto dell’ironia che mi caratterizza, che in momenti di acidume vira pericolosamente in cinismo, o se succede a tutti ed è un meccanismo di autodifesa del cervello, farti fare questi pensieri razionali e allo stesso tempo assolutamente surreali, quando la situazione è da piangere e a te scappa da ridere, per evitare che il dolore ti faccia tracollare su te stesso.
“Nessuno è solo finchè di notte, anche lontano ha chi non dorme per pensare a lui”
Lui non è solo per niente.
Haunting – Presenze
Ho testè capito cosa sono i bisbigli e le voci che sento da qualche giorno. E’ il brufolo che ho sul mento. E sta cercando di uccidermi.
Brutte siete!Tutte quante!Brutte,storte,racchie e cattive!
Che magari lamentarsi del proprio aspetto fisico è solo la punta dell’iceberg, no? Che magari tu dici “ma guarda che cosciazzi che ho”, perchè ti focalizzi lì, ma vorresti dire che l’università è un disastro, il lavoro pure, in famiglia non ne parliamo, che se potessi prenderei il primo treno per fanculo, io direttamente, che tanto gli altri mica ci vanno, che sono stanca di fraintendimenti, incomprensioni, liti, persone che non vogliono o non sanno ascoltarsi… e quindi? E quindi mi focalizzo sulle mie maniglie dell’amore, che lì, se solo ne avessi la forza, qualcosa potrei farci. Il brutto che mi circonda me lo vedo tutto addosso.
E sono stanca di essere solo una pausa caffè tra le vite altrui. Sono stanca che nessuno abbia mai abbastanza tempo da passare con me, per farsi una chiacchierata vera e propria. Ci vediamo per un caffè, dai! La cosa divertente è che io non vivo in città e quindi dovrei sciropparmi 40 km, solo per ricevere la grazia di 5 minuti in piedi in un bar, e dopo la sequela di saluti, devono già scappare che sai, ho una marea di cose da fare oggi… Già, io invece non ne ho nessuna, e sono pure senza benzina, e ho 60 euro sul conto corrente e non ci arriverò al primo stipendio di metà gennaio…ma a prendere il caffè ci sono pure venuta.
E tu che mi tratti male perchè penso di essere brutta, beh… non hai capito un cazzo, credimi.
Queste vecchie cariatidi
Il problema non è quando i bambini ti chiamano signora. Suvvia ragazzi, quando ero alle elementari facevo sposare le barbies a diciassette anni. (E spesso le facevo sposare tra donne, perchè mai mi fu regalato un Ken. Di volta in volta battezzavo una, delle tre o quattro che avevo, come uomo di turno e via che si andava. Altro che dico e dico, io sì che ero avanti.).
Il problema è quando una vecchia con ottant’anni per gamba, lo stesso prototipo di animale geriatrico che fino a poco tempo fa ti chiamava “Nani”*, o “signorina”, ti apostrofa come signora. Che io mica le ho risposto subito, perchè NON SONO UNA SIGNORA!
Il passo successivo è stato, giocoforza, notare una rughetta al contorno occhi, e quella lì, cribbio, mica era un segno di espressione…
Attendo con terrore la scoperta del primo capello bianco.
*in dialetto, ragazzina, bambina eccetera. COMUNQUE VEZZEGGIATIVO PER GIOVINCELLI/E! sniff….
Il mio cervello galleggia tra i flutti.
Di un oceano molto lontano da me. E’ un pomeriggio che devo andare sul sito dell’università, e mi sono persa in qualsivoglia attività internettiana, compresi svariati tests online, pur di non farlo. Già che c’ero ho cambiato ancora template. Non trovo nulla che mi soddisfi davvero. Qualcuno mi aiuti. Così:
